La pittura zen

La pittura zen era praticata anticamente da monaci buddisti e samurai per sviluppare concentrazione e consapevolezza di sé. La tecnica impiegata – rimasta immutata nel tempo – è chiamata suibokuga o sumi-e, che in giapponese significa ‘pittura ad acqua e inchiostro’. Il richiamo all’acquerello praticato in Occidente è immediato; la somiglianza, però, è solo apparente. Nella pittura zen procedure e temi pittorici sono codificati, come lo sono i kata delle arti marziali o i gesti della cerimonia del tè. Un po’ paradossalmente per l’occidentale, la naturalezza del risultato ha origine, tuttavia, proprio da questo aspetto. Tramite la rigorosa applicazione di un metodo pittorico elaborato in Oriente molti secoli fa, la pittura zen offre a chi la pratica soprattutto un percorso di autoconoscenza, che consente di valorizzare le qualità personali e raggiungere con pazienza e dedizione una nuova armonia. Il risultato estetico, non ricercato, ne sarà il riflesso spontaneo. Per accostarsi a questo genere di pittura, pertanto, non è indispensabile disporre di talento creativo o aver compiuto studi d’arte.